
Ocriculum, estesa su un’area di circa 36 ettari, rappresenta attualmente una delle zone archeologiche più importanti del centro Italia.
Il nome potrebbe essere collegato con la parola greca Ocris (monte) che avrebbe influenzato il nome umbro ocar e quello etrusco ukar. Alleata di Roma nel 308 a. C. svolse una funzione strategica come città di confine tra l’Umbria e la Sabina e come punto di scambio tra la viabilità fluviale e quella terrestre lungo la via Flaminia.
I rapporti commerciali con Roma erano intensi, grazie al vicino porto fluviale sul Tevere (N. 1), detto “porto dell’Olio” di origine romana ma usato anche per tutta l’età papale. In età imperiale ebbe vita fiorente con un’economia basata sull’agricoltura, sul commercio e sull’industria figulina: famose le particolari coppe a rilievo dette “coppe di Popilio” e le fabbriche di tegole e bolli. I primi scavi regolari, condotti durante il pontificato di Pio VI portarono l’esplorazione di molti edifici monumentali, coma la Basilica e le Terme e le numerose opere d’arte rinvenute (mosaici, sculture, iscrizioni …) furono trasportate ai Musei Vaticani; in particolare un mosaico policromo (rinvenuto integro nelle Terme) e la testa colossale di Giove alta 58 cm., trasportate a Roma per via fluviale.
Il percorso
Della città di Ocriculum, visitabile con percorsi pedonali, sono attualmente ben visibili le principali strutture della città romana: una cisterna romana a vista su cui poggia il l’Antiquarium Casale San Fulgenzio, l’area del Foro e della Basilica, le Piccole e Grandi Sostruzioni, il Teatro, le Terme, un pilone monumentale d’ingresso, un grande Ninfeo, un tratto basolato dell’Antica Via Flaminia su cui si affacciano un monumento funerario rotondo e una fonte pubblica, l’Anfiteatro, imponenti monumenti funerari e, nei pressi della città romana, la Necropoli arcaica (VII sec. a.C.) di Crepafico.
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