
Il biondo Tevere, come era chiamato dagli antichi, nasce sul monte Fumaiolo nell’Appennino tosco-romagnolo, da dove, con un tragitto di oltre 400 Km attraversando la Toscana, l’Umbria e il Lazio, arriva al Mar Tirreno.
Al Tevere è legata la storia della fondazione di Roma, datata 753 a.C, ma i primi insediamenti indicativi risalgono al IV secolo a. C. nella zona di Ostia Antica. La storia ci racconta che Roma e Veio rivaleggiarono lungamente per il controllo del commercio sul fiume, fino agli inizi del IV sec a.C.
Alla fine del VI sec. a. C. ai tempi degli ultimi re di Roma, Tarquinio Prisco o Tarquinio il Superbo, usufruendo dell'esperienza sviluppata dall'ingegneria etrusca, si costruì la Cloaca Massima, una delle più antiche condotte fognarie.
In epoca imperiale la storia del fiume è legata alla rete commerciale del Mediterraneo, avente come fulcro il Porto di Ostia e come secondo scalo portuale del Tevere: “il Porto dell’Olio” di Ocriculum che rimase una fondamentale arteria di trasporto fino a tutto il ‘700.
Tale porto sorgeva sulle rive del Tevere, al margine di un’area pianeggiante dove il fiume descriveva un’ampia ansa, nella cartografia indicata, non a caso, con il toponimo di Fiume Morto. I rapporti tra la città di Otricoli e Roma furono intensificati grazie a questa infrastruttura, che fu certo determinate per lo sviluppo economico della città; notizie più frequenti del Porto, presenti soprattutto nel ‘600 e nel ‘700, documentano sia i notevoli benefici ricevuti dal comune di Otricoli soprattutto per i consistenti proventi derivati dalle gabelle, ma anche le notevoli difficoltà patite a causa della continua erosione delle sponde del fiume che provocava frequenti frane e che obbligò a spostare ripetutamente l’intero abitato e il porto (1688-1720).
Nell’Alto Medioevo vennero pavimentati i percorsi naturali che attraversavano la valle del Tevere, costruendo, così, le strade consiliari che ancora oggi sono rilevanti arterie stradali; basti pensare alla Flaminia, che, con un percorso che congiungeva Roma a Rimini, attraversava anche l’aerea archeologica di Otricoli. Questo comportò la diminuzione dell’utilizzo del Tevere quale arteria di comunicazione che venne ulteriormente aggravata dalla costruzione di muraglioni e dall’insabbiamento, tanto da determinare il completo decadimento della navigazione fluviale.
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